9 e 10 Giugno 2018 – Alpi Apuane – Campocatino–Monte Tambura

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Partenza: Campocatino (Comune Vagli di Sotto – LU) Itinerario di 2 giornate, nel cuore del Parco Regionale delle Alpi Apuane.

I giorno Il percorso inizia da Campocatino (mt. 1000 slm), amena località da cui si domina il lago di Vagli, bacino famoso, perchè sommerge l’antico borgo di Fabbriche di Careggine. Lasciata le auto si entra in una verde conca, residuo di un antico bacino glaciale e luogo d’incomparabile bellezza, dominata dalla grande parete NE del Monte Roccandagia, m. 1700. DA qui si segue il sentiero CAI n.177 e lo si segue prima attraverso il bosco e poi salendo aspramente fino al al Passo della
Tombaccia, mt. 1350, proprio di fronte all’imponente mole del Monte Pisanino, m. 1946, la vetta più alta delle Apuane. Si attraversa il passo e si entra nella zona detta Carcaraia, zona carsica crivellata di doline, fratture e abissi di rilevante importanza, da percorrere con cautela per la presenza di alcuni tratti esposti, alcuni attrezzati con funi metalliche, per poi giungere, dopo circa tre ore dalla partenza da Campocatino, al Passo della Focoloccia (mt. 1650), situato tra altre due importanti cime delle Apuane: il Monte Cavallo (mt. 1890) e il Monte Tambura (m. 1895). In questo luogo avviene l’incontro (o lo scontro) con l’attività economica più rilevante delle Apuane e per certi versi può essere scioccante. Le cave di marmo hanno infatti intagliato lo spartiacque della catena, le strade di arroccamento e i ravaneti aprono bianche ferite sui fianchi della montagna. Questa zona un tempo era un verde e ameno luogo e proprio qui fu inaugurato il 18 maggio 1902 il “Rifugio Aronte” (il più antico di tutte le Alpi Apuane), da parte del CAI ligure e visibile direttamente dal Passo. Da qui lo sguardo si affaccia anche su Resceto, da cui giungono due ripidissime lizze (le vie su cui si trasportano i blocchi di marmo) e sulla vicina Punta Carina, guglia dalla caratteristica forma di pugnale e palestra di roccia per gli scalatori. Attraversata la cava del Passo si procede sul segnavia CAI n. 179, che intercetta i percorsi di salita al Monte Pisanino e al Monte Cavallo, costeggia la zona della “Buca della Neve” (in cui spesso la neve si conserva anche in Estate) e poi conduce in breve alla Foce di Cardeto, intaglio roccioso tra la cresta nord del Monte Cavallo e il Pizzo Altare. E’ il valico tra la valle di Orto di Donna e la Valle dell’Acqua Bianca. Mette in comunicazione la Val Serenaia con il passo della Focolaccia, la zona di Resceto e la zona di Gorfigliano e Campocatino in Garfagnana. Dalla Foce del Cardeto il sentiero inizialmente scende rapidamente e poi si sviluppa in saliscendi e falsopiani, costeggiando le pendici del Monte Cavallo e del Monte Contrario, passa vicino al Bivacco K2 (importante punto di appoggio per le escursioni e le scalate in zona) e raggiunge la meta della prima giornata di escursione: il Rifugio Orto di Donna (mt. 1496), in Val Serenaia. E il terzo rifugio della valle e fu inaugurato nel 2005 ristrutturando un vecchio edifici di servizio ad una vicina cava (la cava più alta del bacino. Nei pressi ci sono una scuola di roccia e palestre di roccia attrezzate. Qui ci fermeremo per la cena e il pernottamento.

II giorno La seconda giornata inizia riprendendo il Sentiero CAI 179, che si ripercorre in senso inverso rispetto al giorno precedente, per tornare al Passo della Focolaccia. Giunti al Passo si prende il Sentiero 148, che percorre tutta la cresta del Monte Tambura (che segna anche il confine tra le province di Massa e di Lucca). Si procede quindi salendo la cresta Nordovest, in cui si alternano tratti di falsopiano con tratti di sfasciumi, che dominano la conca della Carcaraia, fino a giungere alla vetta del Monte Tambura (mt. 1890), terza cima per altezza delle Alpi Apuane (dopo Pisanino e Cavallo). Il monte, chiamato localmente anche “la Tambura”, è una mole poderosa di marmo a forma piramidale che termina con una caratteristica cuspide triangolare e domina la città di Massa. La Tambura è caratterizzata da avere lo stesso aspetto da ogni lato, di non presentare grandi difficoltà ad ascenderla e di offrire panorami unici sull’intera catena Apuana: dalle Apuane più settentrionali (in particolare Pisanino e Cavallo) a quelle meridionali (gruppo delle Panie) e dal mare all’Appennino. Fu citata anche da Dante nella “Commedia” (Inferno, canto XXXII) per sottolineare la consistenza del massiccio strato di ghiaccio nel quale sono rinchiusi, fino al viso, nell’ottavo cerchio, i traditori dei parenti, della patria e della propria parte politica. Infatti Dante dice che il ghiaccio non si sarebbe minimamente incrinato anche facendoci precipitare sopra la Tambura (Stamberlicche) o la Pania della Croce (Pietrapana): “che se Tambernicchi / vi fosse caduto, o Pietrapana,/ non avria pur dall’orlo fatto cricchi”. Sempre seguendo il Sentiero 148, si procede in discesa sulla cresta Sudest, con il panorama che si apre sulla Via Vandelli (via di transito di origine settecentesca, che dall’Emilia porta al Mare Tirreno), verso il mare e verso la Valle dell’Arnetola, che dobbiamo costeggiare. Il percorso
scende attraverso diverse sellette, con alcuni tratti di sfasciumi, fino ad arrivare al Passo della Tambura (mt. 1634), importante valico tra la cresta sud della Tambura e il monte Focoletta. Il Passo costituisce un’importante via di comunicazione tra la zona di Massa e la Garfagnana. Venne valorizzato e ampliato, usando cariche esplosive, grazie alla costruzione della via Vandelli. Oggi ospita una immagine marmorea della Madonna del 2003. Esso è attraversato anche dal sentiero 35 (via Vandelli) e il sentiero 146 per la Focetta dell’Acqua Fredda e la casetta Colubraia. Dal Passo Tambura si prosegue ora per Sentiero 35 (Via Vandelli), seguendone inizialmente il tratto garfagnino, in discesa. Si scende quindi lungo il versante che costeggia la valle di Arnetola, caratterizzata dalla presenza di diverse cave di marmo. Il primo ripido tratto di discesa è per sfasciumi ed è ricco, nella giusta stagione, di fioriture di genziane e porta presso i ruderi del Casone del Ferro (mt. 1580), dove è presente una provvidenziale fonte di acqua freschissima. Si continua quindi a scendere, anche con tornanti, su questa parte della Vandelli che per la maggior parte è ormai ridotta a traccia di sentiero fino a raggiungere prima una zona di faggi, alcuni dei quali molto vecchi e poi il bivio con sentiero CAI 147. Si prende ora il Sentiero 147e lo si segue inizialmente per una via di lizza, sempre costeggiando la Valle dell’Arnetola e le sue cave per poi arrivare alla parte più difficile del percorso: occorre infatti scendere una costa rocciosa di una decina di metri con l’aiuto di una corda metallica e di incavi per i piedi (valutare se utilizzare imbracature di sicurezza o corde). Superato il passaggio si continua a scendere rapidamente per tornantini. Seguono anche tratti all’interno del bosco e poi per saliscendi si giunge al bivio per l’Eremo di San Viano (mt. 1162), che si può raggiungere in una ventina di minuti. L’Eremo è posto su un’ardita posizione panoramica, addossato ad una parete. San Viano è diventato anche il protettore dei cavatori, per molti miracoli a lui attribuiti dai cavatori stessi. Inoltre è anche diventato patrono del parco delle Alpi Apuane. La statua che lo ricorda è stata portata dall’Eremo a Campocatino. Dal bivio per l’Eremo si continua sul Sentiero 147, seguendo uno stradello e tratti di sentiero tra arbusti, con vista sul Lago di Vagli. Poi per ampio sterrato si raggiunge Campocatino, a chiusura dell’anello escursionistico di due giorni.

Difficoltà: EE – Percorso per escursionisti esperti. Itinerario su sentieri e mulattiere, senza particolari difficoltà tecniche, ma con diversi tratti (per lo più brevi) con sfasciumi oppure esposti, in alcuni casi attrezzati con funi metalliche. E’ richiesto un minimo di predisposizione alle camminate di più ore.

Tempo di percorrenza primo giorno: Durata: 4h 30’ Dislivello salita: 700 m Dislivello discesa: 200 m

Tempo di percorrenza secondo giorno: Durata: 7 h Dislivello salita: 400 m Dislivello discesa: 1000 m
Segnavia: Sentieri CAI 177, 179, 148, 35, 147. Altitudine dell’escursione: tra mt.1000 e mt. 1890

INFORMAZIONI UTILI

Equipaggiamento obbligatorio: zaino, scarponi da escursionismo, acqua (1,5 lt circa) e cibo per le soste/pranzo al sacco, giacca impermeabile e/o mantella adatte anche a temperature fresche, pile o maglione pesante, pantaloni da escursionismo, copricapo. Equipaggiamento consigliato: guanti, cuffia occhiali da sole.

Pranzo: al sacco o ai Rifugi.
Pernottamento: al Rifugio Orto di Donna con servizio di mezza pensione in camerata. Prezzo: € 40,00 a persona. Obbligatorio sacco lenzuolo e asciugamani.
Orario di partenza: ore 06.00 con mezzi propri da P.zza Unità d’Italia – Novellara Arrivo a Campocatino: ore 9.30 Inizio escursione primo giorno: ore 10.00 Fine Escursione primo giorno: ore 14.30 Inizio escursione secondo giorno: ore 8.00 Fine Escursione secondo giorno: ore 15.00 Rientro previsto a Novellara: ore 20.00

Per informazioni: Marco Violi 339.4878508; Giorgio Galli 335.5618177 Per prenotazioni: Graziella Calzetti 347.1657696

Quote di partecipazione: Soci CAI € 10.00 Non Soci CAI € 15.00

NB. Per i non soci CAI è necessario avere conferma entro il Mercoledì precedente la data dell’uscita per poter effettuare l’assicurazione. Oltre questo termine non sarà più possibile procedere all’iscrizione. I minori di 18 anni debbono essere obbligatoriamente accompagnati da persona garante e responsabile. La quota NON COMPRENDE: il viaggio da e per la località di partenza; il pranzo e tutto quanto non espressamente indicato. L’itinerario potrà variare in relazione alle condizioni meteorologiche e ambientali, oltre che per qualsiasi ragione legata alla sicurezza dei partecipanti.

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