Appennino Tosco–Emiliano (FO) Foreste Casentinesi – Cascate Acquacheta — 15 Marzo 2015

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Partenza e arrivo: San Benedetto in Alpe (FO) 499 mt slm

Quota più elevata: 991 mt Monte del Prato Andreaccio

Lunghezza: 12 Km

Difficoltà: E (Escursionistico)

Dislivello: 500 mt in salita e discesa.

Tempo di percorrenza complessivo: 5:00 ore circa

Sentieri: Segnaletica CAI 407 e 409

I primi nuclei abitati della valle risalgono al 1021, epoca in cui fu edificato un eremo detto dei “Toschi”, dipendente dall’Abbazia benedettina di San Godendo: proprio sopra il balzo dove l’Acquacheta compie la sua caduta sono le rovine dei Romiti, antico nucleo di case in pietra edificato nel Mille insieme alla fondazione di un eremo di frati vallombrosani, eremo che ospitò fra gli altri anche Dante Alighieri (ospite dei Conti Guidi nel 1302). Lì il paese di San Benedetto in Alpe è sorto attorno ad una primitiva chiesa risalente al IX° secolo, edificata in un luogo che la tradizione popolare indica come la sepoltura del monaco San Gaudenzio, vissuto secoli prima; nel 1028 la chiesa fu trasformata in abbazia, i cui resti, insieme alle celle dei monaci, sono visibili ancora oggi. Ai giorni nostri al posto dell’antico monastero benedettino si trova una chiesa costruita nel 1723.

Raggiunto San Benedetto in Alpe, 499 ml slm nella Valle dell’Acquacheta inizieremo la ns. escursione seguendo il sentiero CAI 407 dove ci accoglie una bella fontana sulla quale sono incisi i versi con cui il sommo poeta Dante Alighieri, che soggiornò in questi luoghi, citò la cascata nel canto XVI°, versi 94/105, dell’inferno nella Divina Commedia paragonandola alla caduta che compie il fiume Flagetonte quando precipita dal settimo cerchio (quello dei sodomiti) all’ottavo (quello dei fraudolenti). Letti i versi del sommo poeta ci incamminiamo lungo la strada sterrata, sempre ben tracciata, e si continua poi per il sentiero con segnavia 407 ben segnato che sale tra strati di arenaria e piante costeggiando il torrente Acquacheta sulla sua sinistra idrografica. In questo tratto la vegetazione è caratterizzata da salici e ontani, poco più avanti ci si immette in una mulattiera, sarà sufficiente seguirla. Il paesaggio circostante muta ancora, ci si trova all’improvviso nel folto di un bosco, tra castagneti e faggi. Si incontrano i primi balzi di pietra su cui il torrente si frange. Dopo aver superato il fosso del Fiumicino, lungo il sentiero incontriamo l’antico “Capanno del Rospo (mt 570) un vecchio edificio adibito a ricovero di attrezzi agricoli, e l’antico mulino dei Romiti (mt 650), con ancora la macina originaria in arenaria. Da qui si percorrono le ultime svolte che portano al Belvedere, a quota 678 mt, il punto dove appare la veduta della cascata, imponente, alta 70 mt e larga 30 mt e la visione è davvero incomparabile.La sua origine è probabilmente legata ad un lago formatosi in seguito ad un movimento franoso che imbrigliò il torrente Acquacheta, le cui acque poi tracimarono per precipitare nel fosso sottostante, torrente Acquacheta che nasce dall’unione di due ruscelli incontaminati che provengono dal monte Peschiera e dal monte Lavane che prima formano il torrente Troncalosso che poi diventa Acquacheta proprio perché scorre silenzioso con ampie anse. Da qui si sale in breve al pianoro erboso dei Romiti, quota 720 mt. Il Piano dei Romiti, un tempo coltivato, è un luogo incantato (qui nel 986 i monaci dell’abbazia di San Benedetto in Alpe fondarono un eremo, visitato anche da Dante), un’oasi erbosa in mezzo ai boschi e alle montagne, con il ruscello che scorre nel mezzo e i ruderi dell’eremo. Da qui ci si può affacciare su un lastrone roccioso, detto “Letto di Dante”, ed ammirare tutta la valle dell’Acquacheta, oppure scendere leggermente verso la cascata per ammirarla dall’alto, con uno spettacolo superbo. Da questo punto completiamo l’anello per fare ritorno al pullman. Lasciamo alle spalle la Piana dei Romiti dirigendoci a sinistra, si attraversa il torrente dell’Acquacheta, imboccando il sentiero 409. Si inizia a salire, prima in un bosco di faggi, poi sul prato fino ai rideri di Cà Monte di Londa. Si sale poi per raggiungere i prati di Monte Andreaccio (mt 991), si prosegue attraversandoli e dalla parte opposta, tenendo la sinistra si riprende il sentiero che in ripidissime e tortuose spire scende velocemente a fondovalle per poi costeggiare il Fosso dell’Acquacheta e raggiungere l’abitato di San Benedetto in Alpe.

Informazioni utili:.

Abbigliamento: è richiesto un adeguato equipaggiamento da escursionismo. Giacca impermeabile, magari anti-vento. Pantaloni lunghi, No jeans e braghe di velluto. Sono indispensabili gli scarponi alti, che proteggono la caviglia con suola Vibram. Berretto caldo, guanti di pile. Bastoncini telescopici , occhiali da sole, una borraccia da un litro ed eventualmente thermos per bevanda calda.

Pranzo: al sacco.

Orario di partenza: ore 6.30 P.zza Unità d’Italia – Novellara con pullman.

Arrivo a San Benedetto in Alpe: ore 9,00.

Rientro previsto: ore 20.00.

Per informazioni: G. Lusuardi 329-2330389

Per prenotazioni: G. Calzetti 347-1657696

Quote di partecipazione Soci CAI 25 € Non Soci CAI 35 €

NB Per i non soci CAI è necessario avere conferma entro il Mercoledì precedente la data dell’uscita per poter effettuare l’assicurazione. Oltre questo termine non sarà più possibile procedere all’iscrizione.

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